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mercoledì 24 ottobre 2012

Legumi per combattere glicemia e diabete


Via dunque a ceci, piselli, lenticchie, fagioli, fave, soia... se vogliamo migliorare il controllo glicemico perché, questi alimenti, sono proprio a quello che viene definito basso Indice Glicemico (IG). Allo stesso modo, possiamo ridurre il rischio stimato di malattia coronarica (CHD), in genere collegata allo stesso diabete.
Questo, quanto suggerito da uno studio clinico pubblicato sulla versione online, prima della stampa, di Archives of Internal Medicine di JAMA.

Come risaputo, per migliorare il controllo della glicemia nel sangue l’ideale è l’assunzione di cibi cosiddetti a basso Indice Glicemico (IG). Questo concetto, assimilato dalle Istituzioni sanitarie, fa anche parte delle linee guida per una corretta alimentazione.
Studiare pertanto alimenti con basso IG è il modo per poterli catalogare e poi consigliare a tutti coloro che soffrono di diabete e malattie coronariche, ma anche a chi vuole in qualche modo mantenersi in salute.
In questo nuovo studio randomizzato e controllato, il dottor David JA Jenkins e colleghi dell’Università di Toronto e l’Ospedale di S. Michele (Canada) hanno coinvolto 121 pazienti con diagnosi di diabete mellito di tipo 2 (DM2) al fine di valutare l’effetto dei legumi sul controllo glicemico, i livelli di lipidi nel siero e la pressione sanguigna (BP).

I volontari, suddivisi a caso in due gruppi, hanno poi dovuto seguire una dieta a basso Indice Glicemico, o una dieta standard. La dieta doveva durare tre mesi. Durante questo periodo, gli appartenenti al gruppo basso IG dovevano assumere almeno una tazza al giorno di legumi. Gli appartenenti all’altro gruppo dovevano invece soltanto incrementare l’apporto di fibra insolubile per mezzo dell’assunzione di cereali integrali.
La valutazione da parte dei ricercatori prendeva atto delle variazioni di emoglobina A1c (o, HbA1c) e il punteggio sul rischio di CHD, la malattia coronarica.

I primi risultati hanno mostrato la validità della dieta a basso IG promossa dei legumi.
«In conclusione, il consumo di legumi di circa 190 g al giorno sembra contribuire utilmente a una dieta a basso IG e nel ridurre il rischio di CHD attraverso una riduzione della pressione sanguigna», scrivono gli autori dello studio.
La differenza nella riduzione dei valori di emoglobina tra la dieta con i legumi e la dieta con i cereali integrali era di circa due punti percentuale: ossia si è rimarcata una riduzione dello 0,5% per la dieta ricca di legumi e dello 0,3% per la dieta ricca di cereali integrali.
Per quanto riguarda la riduzione del rischio di malattia coronarica (CHD), con la dieta “legumi” si è riscontrato un rischio ridotto dello 0,8%. In generale, si è notata una riduzione delle pressione arteriosa sistolica di -4,5 mm Hg.

«Questi risultati collegano il consumo di legumi sia al miglioramento del controllo glicemico che alla riduzione del rischio di CHD, che sono particolarmente importanti perché il DM di tipo 2 è in aumento più rapidamente negli ambienti urbani di popolazioni in cui l’assunzione di fagioli è tradizionalmente elevata (per esempio India, America Latina, gli indiani Pima dell’Arizona) – scrivono ancora gli autori – Il supporto per l’uso continuato di tali alimenti nelle comunità in cui tradizionalmente si mangiano i legumi, con la loro reintroduzione nella dieta occidentale, potrebbe quindi essere giustificato anche se l’effetto sulla glicemia è relativamente piccolo, data l’entità del problema e la necessità di accettabili opzioni alimentari, in particolare quelle opzioni che possono anche avere vantaggi cardiovascolari e sulla pressione sanguigna».

Visti i vantaggi, non possiamo che gustarci queste prelibatezze di natura in tutti i modi che possiamo, e le ricette non mancano di certo – anche per chi è un po’ restio a causa della cattiva fama di provocare “aria” dei legumi.http://www.lastampa.it/2012/10/24/scienza/benessere/salute/legumi-in-tavola-contro-diabete-e-malattie-coronariche-LddD8jB0Slx2tvGAnYpQLJ/pagina.html

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