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martedì 19 febbraio 2013

Il consumo della carte è parte di una catena alimentare a grande rischio e che se non verranno presi provvedimenti tesi a ridurne la quantità, potrà causare danni ambientali irreversibili

 (Adnkronos) -La nuova definizione è “demitariani” ed è la parola d’ordine che sintetizza il rapporto presentato dagli scienziati dell’UNEP, il programma delle Nazioni Unite a favore dell’ambiente e che invita i Paesi ricchi a dimezzare il consumo di carne per l’alimentazione. Secondo gli scienziati, lo scandalo della carne equina scoppiato in Gran Bretagna, ha avuto il merito di far luce su un settore dei consumi alimentari tra i più responsabili per i danni all’ambiente. Mark Sutton, capo del team dei ricercatori ed autore del termine “demitariano”, presentando il rapporto ha affermato che "il consumo della carte è parte di una catena alimentare a grande rischio e che se non verranno presi provvedimenti tesi a ridurne la quantità, potrà causare danni ambientali irreversibili".

Lo studio delle Nazioni Unite apre una riflessione su quanto sia aumentato il consumo della carne negli ultimi decenni, sottolineando come solo una o due generazioni fa, nei paesi ricchi il consumo fosse più limitato mentre oggi si è arrivati a diete che fanno della carne un alimento di tutti giorni. Questo ha comportato ad un aumento molto forte degli allevamenti intensivi deviando una grande quantità di grano destinato alla alimentazione umana a quella animale. L’incremento delle coltivazioni di cereali per uso animale ha naturalmete aumentato l’uso di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi ed acqua, causando secondo gli scienziati dell’Unep un corto circuito terra-acqua-aria che dannoso per la salute umana.
Tra l’altro questo cocktai micidiale si ritrova nei mari dove causa l’aumento delle alghe e morie di pesci, minaccia gli ecosistemi anfibi e le api. Secondo gli scienziati dunque, basterebbe che i consumatori venissero educati a diminuire la presenza della carne nella loro dieta, dimezzandola ed integrandola con verdure. Un discorso diverso, prosegue il rapporto, dovrebbe essere fatto per i paesi sottosviluppati dove invece andrebbe incrementato il consumo degli alimenti proteici di origine animale. A tal fine dovrebbero essere incrementati gli allevamenti di maiali e polli, più sostenibili sotto un profilo ambientale i cui escrementi posso essere utilizzati per la produzione di fertilizzanti e carburanti.

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