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venerdì 29 ottobre 2010

I vegetariani del XVIII secolo: Vincenzo Corrado e i pitagorici

Vincenzo Corrado (1738-1836) invitava tutti, ma specialmente nobili e letterati, a riscoprire gli antichi sapori, le vecchie ricette, i primitivi piatti, piatti preparati con i frutti della terra. Famoso personaggio dell’epoca, il Corrado, nato nel Salento e precisamente a Oria, fu un famoso cuoco nell’ambiente della corte di Ferdinando IV di Borbone e la sua fama oltrepassò i confini italici influenzando con le sue idee le pietanze dei principali palazzi europei.
In quegli anni del 1700, stava prendendo piede la moda delle verdure, dei cibi sani, del contatto con la natura, e per venire incontro a tale esigenza Vincenzo si apprestò a scrivere un’opera dal titolo: Del cibo pitagorico ovvero erbaceo, per uso de’ nobili e de’ letterati, pubblicato a Napoli nella Stamperia dei Fratelli Raimondi nel 1781.
Già nel suo precedente volume – Il Cuoco Galante (1773) -, il nostro autore aveva osservato che gli uomini non erano naturalmente carnivori, poiché anche le antiche scritture, e cita la Bibbia e il Genesi in particolare, parlavano con tutta chiarezza che le frutta della terra destinate vennero al nutrimento dell’uomo, e che sopra dei pesci e degli animali terrestri e dei volatili n’ebbe lo stesso uomo soltanto il dominio. Insomma, Adamo era un vegetariano che divenne carnivoro al mangiare il frutto proibito, rovesciando l’ordine di Jahvè.Jean-Baptiste Chardin, Donna che sbuccia le rape, 1738
Così, Vincenzo si prodiga a preparare ricette, magari con salse e purè per darle una maggiore consistenza e un miglior sapore, invogliando l’uomo dal palato carnivoro ad assaporare nuovi e diversi gusti, sebbene talvolta si lascia andare a qualche brodo non proprio vegetale. Preferisce le cipolle, i cetrioli, i pomodori, le associa alle fave, ad altri appetitosi legumi, non disdegna l’olio e l’aglio, non dimentica le patate, a cui dedicherà perfino un opuscolo pubblicato nel 1789.
In breve, il nostro Vincenzo Corrado era un esperto cuoco dal buon gusto, proprio in un’epoca in cui si parlava di buon gusto.

Del cibo pitagorico.
"ovvero erbaceo per uso de' Nobili e de' Letterati."

Ecco il ricettario vegetale (1781) di Corrado che ci riporta al clima culturale - e non solo gastronomico - di un'altra grande svolta "salutista".
Basta con la sofisticata e pesante cucina di carne, recita quel principe della gastronomia meridionale e mediterranea che fu il pugliese Vincenzo Corrado. E' venuta l'ora di riscoprire, e di suggerire (imporre?) al palato dei commensali più esigenti e raffinati, "erbe fresche, radiche, fiori, frutta, semi, e tutto ciò che dalla terra si produce". Ciò vale innanzi tutto per i "Letterati", "li quali, applicati allo studio e alle scienze, poca digestione fanno". Ed è tutto un tripudio di sellari e finocchi, cedriuoli e carciofi, indivia e asparagi e cavoli e zucchine, debitamente guarniti di petrosemolo, salvia, targone ed erba cipollina.
Troneggiano, in questo trionfo della vegetale concinnitas (che non disdegna però brodi e condimenti al sapido gusto di carne), due ingredienti assolutamente nuovi nelle mani del Cuoco galante (così si intitola l'altra e più famosa opera di questo genio dell'arte culinaria, conteso al servizio delle migliori casate regnanti europee). Due protagonisti fino ad ora riservati alle mense plebee e destinati, di lì a poco, a sbaragliare il campo: il signor Pomodoro e la signora Patata. Provare per credere.

Fonti: http://www.librerianeapolis.it/ 
http://babilonia61.com

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